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| 25 gennaio 2010Fucilateli tutti: le ricerche di Patrick Desbois sulla Shoah per pallottole.Il 22 giugno 1941 il Terzo Reich invade l'Unione Sovietica e nelle retrovie delle armate lanciate da Hitler alla conquista di Mosca e Stalingrado le Einsatzgruppen di Reinhard Heydrich avviano l'assassinio sistematico degli ebrei. La "soluzione finale" diventa operativa prima ancora che ad Auschwitz inizi lo sterminio su scala industriale attraverso il gas zyklon b. La Shoah nei territori occupati dalla Wermacht durante l'operazione "Barbarossa" avviene attraverso fucilazioni di massa. I tedeschi rastrellano città, villaggi e campagne trascinando gli ebrei dentro boschi e avvallamenti dove vengono costretti a scavare delle fosse, a spogliarsi e ad allinearsi sull'orlo della buca o a sdraiarsi sui cadaveri di coloro che li hanno preceduti: uomini, donne, vecchi e bambini vengono uccisi con un colpo alla testa o con una sventagliata di mitragliatrice.
L'omicidio non è causato dall'automatismo della camera a gas, c'è un rapporto diretto tra l'uomo che preme il grilletto e l'uomo che viene assassinato. Le fucilazioni avvengono in pubblico per giorni interi, c'è chi si limita a guardare e chi collabora indirettamente all'assassinio. Spesso per scavare o ricoprire di terra le fosse, raccogliere i vestiti degli ebrei, strappare i denti d'oro, bruciare i corpi o addirittura pigiare i cadaveri per consentire alla fossa di contenerne un maggior numero, le SS precettano adolescenti del luogo o si servono di prigionieri di guerra. Tra questi c'è il soldato francese Claudius Desbois che molti anni dopo la fine della guerra non trova parole per raccontare a suo nipote Patrick ciò che ha visto nel villaggio ucraino di Rava-Rus'ka. Questo nome che racchiude un doloroso e inaccessibile segreto familiare diventerà per Patrick Desbois, ordinato sacerdote a Lione nel 1986 all'età di 31 anni, il punto di partenza per sbrogliare la terrificante matassa della "soluzione finale" nei territori della ex Unione Sovietica. Dalla sua prima visita a Rava-Rus'ka nel 2002 sulle tracce della prigionia di suo nonno e dei 1. 200 ebrei trucidati dai nazisti, padre Desbois non ha smesso di attraversare l'Ucraina e la Russia bianca per ricostruire il paesaggio dell'orrore. Le stime più attendibili parlano di 1, 5 milioni di morti, ma le scoperte del sacerdote francese sembrano confermare le valutazioni di coloro che parlano di almeno 2, 5 milioni di vittime. La dimensione della tragedia è tuttora incerta perché l'annientamento degli ebrei sul fronte orientale è stato poco approfondito a causa del velo di omertà calato dalle autorità sovietiche fino alla caduta della cortina di ferro. L'ideologia comunista ha sempre negato l'esistenza dello sterminio degli ebrei, assimilando le vittime della Shoah agli altri caduti nel conflitto con la Germania. Inoltre per 40 anni gli studiosi occidentali non hanno avuto accesso alla vasta documentazione sottratta dall'Armata Rossa ai tedeschi nonché ai verbali delle stesse commissioni d'inchiesta sovietiche. Oggi Patrick Desbois è considerato il più grande esperto in materia, grazie al suo meticoloso lavoro di archeologia storica volto a individuare i siti di sterminio, a raccogliere le testimonianze di coloro che da bambini hanno assistito alle fucilazioni, a ricostruire la tragica trama di ogni eccidio.
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