News

Laboratorio 2011-12

Il laboratorio di scrittura creativa settimanale a Roma riprenderà mercoledì 19 ottobre 2011. A presto!


Da leggere/vedere

Un dialogo con Azar Nafisi

Un'intensa intervista a Azar Nafisi, scrittrice iraniana di grande intelligenza e sensibilità (Leggere Lolita a Teheran) a proposito del suo nuovo libro Le cose che non ho detto, Adelphi, 2010.

CultBook: Tom Waits

Guarda la puntata di CultBook dedicata alle canzoni e ai testi di Tom Waits.

Il giardino dei Fizi-Contini

Ecco la puntata di CultBook dedicata al capolavoro di Giorgio Bassani.

Giovanni Testori: In exitu

Guarda la puntata di CultBook dedicata al grande testo teatrale (dimenticato) di Giovanni Testori che scandalizzò molti negli anni '70: In exitu.

CultBook: Diaspora

Guarda il bookrailer di Diaspora, uno splendido libro di Anna Foa dedicato alla rovente (ma anche gloriosa) storia degli ebrei nel '900.

Alain Elkann: L'invidia

Un'intensa puntata CultBook per L'invidia di Alain Elkann.

Intervista a Radio Radicale

Ascolta la chiacchierata con Emilio Targia su Radio Radicale del 18 dicembre '08 su libri e televisione, letteratura e new media, scuole di scrittura, ecc.


Amici in rete


 

 

6 settembre 2011

La ricerca di casa di Jack Kerouac

C'è un paradosso nella vicenda umana di Jack Kerouac che, in qualche misura, vive ognuno di noi: il desiderio di partire, andare, fuggire più rapidamente possibile dalla propria quotidianità quando, a ben vedere, si desidera fortemente una casa, un rifugio, un luogo in cui essere finalmente in pace con se stessi e col mondo. Big Sur, un romanzo bellissimo, è il racconto struggente del tentativo di Jack di trovare questo paradiso in terra in una casetta di legno tra i boschi della splendida costa californiana a sud di San Francisco, durante un'estate che ha lasciato un segno indelebile sulla sua vita. CultBook ha dedicato una puntata a questo grande libro e alla domanda tanto umana quanto disperata da cui è scaturito.

 

2 febbraio 2011

Un viaggio nella parola incandescente di Flannery O'Connor

Quando la letteratura sembra una minestra insipida, annacquata, incapace di dare un sapore nuovo alla vita, alcuni scrittori diventano necessari come il sale. Serve al palato una parola in grado di riportare bruscamente il lettore al centro della propria vicenda umana e di chiamarlo a un confronto potente con le grandi questioni della vita. Una simile forza d'urto è senza dubbio nelle storie di Flannery O'Connor cui è dedicato Flannery O'Connor, il mistero e la scrittura (Ancora), un formidabile saggio di Elena Buia Rutt - già autrice di un'intensa rilettura di Pier Vittorio Tondelli – che ci aiuta a riscoprire e a maneggiare una scrittura incandescente. Una riflessione lucida sulle opere della grande narratrice del Sud degli Stati Uniti che in Italia è rimasta ai margini dell'attenzione della critica sia per la difficoltà di classificare una letteratura che è "allo stesso tempo simbolica e realistica, regionalista e universale, grottesca e letterale" sia per la faciloneria con cui le è stata affibbiata l'etichetta di "autrice cattolica". D'altronde la O'Connor è stata una scrittrice solitaria, defilata, ma anche una presenza disturbante tanto per i cattolici benpensanti che per i fautori del "buon senso" laico, razionale e illuministico. [continua]

24 settembre 2010

Una poesia di Ida Vallerugo

Da poche settimane è uscito Mistral, l'ultima raccolta di versi di Ida Vallerugo pubblicata da "Il ponte del sale". Ma è difficile trovare le parole per descrivere la grandezza di una poetessa ancora sconosciuta ai più, anche dalla maggioranza dei critici italiani, sbocciata ai margini del mondo editoriale. Lasciamo parlare una poesia tra le tante di quest'opera indispensabile per chiunque ami la buona letteratura.

Ancora una volta faccia a faccia mondo
e volevo portarti un frutto di serra
ma anche tu sei a mani vuote.

Ma forse non ho i regali giusti per te mondo
e forse niente da me ti aspetti. E quando mai attendi
l'inutile tu? Io ti amo mondo, ma di te non mi curo.
E ci abbracceremo noi, e non fra i cavi
della città affondata o nella memoria di un lungo mistico inverno
e non con parole morte ci parleremo
che quando un amante parla, l'altro tutto
capisce e ama e quello e non altro vuole sentire.

E non mi guardo nella pelle di muta
sul gradino del tempio abbandonato.

Né in quelle bianche ghiaie sotto la luna.

12 luglio 2010

Un viaggio nel continente interiore

Le vacanze estive sono un traguardo o un inizio? Sono un tempo di distrazione da una quotidianità che per mesi ci ha succhiato il sangue o un tempo di visione di ciò che di essenziale ci serve per continuare il cammino? Non è forse il momento di liberare i canali ostruiti dell'anima e di aprire la strada alla goccia nel fiume che si apre / la strada in mezzo alla pietraia? Questi versi di Bertolt Brecht sottolineano l'esigenza di riattivare un flusso vitale attraverso l'aridità e il pietrisco dell'anima abituata a essere fuori da se stessa, ma come fare, da dove cominciare? Un aiuto potente è possibile trovarlo ne Il continente interiore (Marsilio) di Carlo Ossola, critico letterario e professore dell’Accademia dei Lincei, la cui parola erudita sembra bagnata di rugiada per tanta freschezza e vitalità: 55 “stazioni” per un viaggio verso l’interno di sé che l’autore, medievista di professione, sintetizza nel “te tandem tibi restitue” dell’amico Agostino: restituisciti a te stesso. Sapendo, fin dall'inizio, che il continente interiore “non è il luogo nascosto dell’io”, ma “il cielo interno” in cui ognuno ha la possibilità di giungere a vedere e, quindi, a conoscere il mistero del suo essere nel mondo. Ossola crede nella "memoria sapienziale delle Lettere e delle Scritture" e da essa attinge per invitarci alla pratica di “quell’arte dell’interiorizzazione che trasforma il caos interiore in cosmo e fa dell’uomo un creatore nel senso assoluto della parola” come scriveva Giuseppe Ungaretti sul «Mattino» nel 1927. C'è un "lascito di senso" che vive nell'eredità spirituale, culturale e umana trasmessa dalle generazioni passate ed ecco un mosaico di citazioni incastonate in una riflessione pacata e ardente forgiata dalla coralità delle voci, una comunione di ispirazioni ed esperienze che risponde all’invito del poeta Vittorio Sereni: Con non altri che te / è il colloquio. // […] E qui t’aspetto.

26 marzo 2010

La parola attualissima di Carlo Cassola

Sono trascorsi 50 anni dalla pubblicazione de La ragazza di Bube, il bellissimo romanzo di Carlo Cassola che vinse il Premio Strega nel 1960. L'opera venne stroncata dalla critica di marca ideologica per l'intesità del suo realismo, la freschezza e la semplicità con cui l'autore vedeva (e, quindi, raccontava) la storia d'amore di due ragazzi di campagna, avvelenati dalla terribile miscela di odio e teorie rivoluzionarie che tante vittime ha fatto nel primo dopoguerra. Cassola affermava che i fatti contano più delle idee, sosteneva che la buona letteratura nasce dalla contemplazione della realtà e da una piena partecipazione alla vita, così come si presenta nell'esistenza di ciascuno. I romanzi e i racconti di Cassola reggono nel tempo (non solo La ragazza di Bube ma anche Il taglio del bosco, Il soldato, Un cuore arido e Paura e tristezza) e decisamente attuale è la sua esplicita dichiarazione di fede nella realtà contenuta in questo raro filmato del 1962.


25 gennaio 2010

Fucilateli tutti: le ricerche di Patrick Desbois sulla Shoah per pallottole.

Il 22 giugno 1941 il Terzo Reich invade l'Unione Sovietica e nelle retrovie delle armate lanciate da Hitler alla conquista di Mosca e Stalingrado le Einsatzgruppen di Reinhard Heydrich avviano l'assassinio sistematico degli ebrei. La "soluzione finale" diventa operativa prima ancora che ad Auschwitz inizi lo sterminio su scala industriale attraverso il gas zyklon b. La Shoah nei territori occupati dalla Wermacht durante l'operazione "Barbarossa" avviene attraverso fucilazioni di massa. I tedeschi rastrellano città, villaggi e campagne trascinando gli ebrei dentro boschi e avvallamenti dove vengono costretti a scavare delle fosse, a spogliarsi e ad allinearsi sull'orlo della buca o a sdraiarsi sui cadaveri di coloro che li hanno preceduti: uomini, donne, vecchi e bambini vengono uccisi con un colpo alla testa o con una sventagliata di mitragliatrice.

L'omicidio non è causato dall'automatismo della camera a gas, c'è un rapporto diretto tra l'uomo che preme il grilletto e l'uomo che viene assassinato. Le fucilazioni avvengono in pubblico per giorni interi, c'è chi si limita a guardare e chi collabora indirettamente all'assassinio. Spesso per scavare o ricoprire di terra le fosse, raccogliere i vestiti degli ebrei, strappare i denti d'oro, bruciare i corpi o addirittura pigiare i cadaveri per consentire alla fossa di contenerne un maggior numero, le SS precettano adolescenti del luogo o si servono di prigionieri di guerra. Tra questi c'è il soldato francese Claudius Desbois che molti anni dopo la fine della guerra non trova parole per raccontare a suo nipote Patrick ciò che ha visto nel villaggio ucraino di Rava-Rus'ka. [continua]